Un incredibile storia
di passione, amore e gioia per il vino...

La famiglia, la storia

La famiglia Bianchi è il nucleo intorno al quale Castello di Monsanto è nata, è cresciuta e ha attraversato più di mezzo secolo tracciando un solco profondo nella storia del Chianti Classico al punto da segnarne la strada.

Se Castello di Monsanto è da lungo tempo un punto di riferimento, uno dei grandi classici di questa regione ricca di tradizione e ammirata in tutto il mondo, è perché le fondamenta di questa azienda poggiano materialmente sulla roccia e spiritualmente su un patrimonio di valori non meno solidi di questa.

Castello di Monsanto nacque da un’intuizione, che subito si sviluppò in pensiero, e quindi in visione. Quella visione che ancora oggi ne ispira l’evoluzione, sempre coraggiosa, ambiziosa, rivoluzionaria; sempre sospesa fra il rispetto della tradizione e la vocazione a riscriverla.


Come tutto ebbe inizio: Aldo e Fabrizio Bianchi

Il destino disegna linee che portano talvolta ad allontanarsi dall’origine, per poi un giorno, per un suo gioco bizzarro, tornare a quel punto di partenza per comprendere che è lì la nostra casa, il nostro destino.

Aldo Bianchi, che era nato a San Gimignano, dovette abbandonare la Toscana prima della Seconda Guerra Mondiale per cercare fortuna al Nord. Ma quando vi fece ritorno in occasione di un matrimonio, fu immediatamente rapito dalla bellezza del panorama che si godeva dalla terrazza del Castello di Monsanto: una vista d’insieme che spazia dalle torri paterne di San Gimignano alle pendici del Chianti Fiorentino, dal Monte Amiata alle cime delle Alpi Apuane.

Un colpo di fulmine che lo spinse nel giro di pochi mesi ad acquistare la proprietà.

Se Aldo rimase stregato dalla bellezza del paesaggio, non meno forte fu lo stupore e il fascino che rapì Fabrizio, suo figlio, quando questi assaggiò i vini che aveva trovato in cantina.

Grazie alla passione per il vino tramandata dalla mamma piemontese e a uno spirito imprenditoriale innato, Fabrizio, insieme all’infaticabile moglie Giuliana, comprese il valore del terroir di Monsanto, cominciò a piantare nuove vigne e a ristrutturare i numerosi casali della tenuta.

Da qui inizia un’incredibile storia di amore,
passione e gioia verso il vino.


Il Poggio, l’intuizione del primo cru del Chianti Classico

Le intuizioni non nascono mai sole. Fabrizio, che aveva ben compreso il valore di queste terre oltre la loro bellezza, intuì che in questo luogo sarebbe potuto succedere qualcosa di inedito, di straordinario.

Così fu.

Era il 1962 quando decise di vinificare – cosa mai avvenuta all’interno della Denominazione Chianti Classico – le uve di un singolo vigneto, Il Poggio.

Nasce così il Primo Cru di Chianti Classico


La ricerca costante della qualità

Sempre più convinto del valore del Sangiovese, nel 1974 crea, dalla Vigna di Scanni, impiantata nel 1968, il Fabrizio Bianchi Sangioveto Grosso un vino da Tavola da sole uve Sangiovese, che fece da apripista per la valorizzazione di questo vitigno in Toscana.

Nel frattempo, in azienda non mancarono le innovazioni in cantina volte a migliorare ulteriormente la qualità dei vini prodotti: già nei primi anni ’70 si diede inizio all’utilizzo di fermentini in acciaio in sostituzione di quelli in legno, dove il controllo delle temperature era molto più difficile. Negli stessi anni si passò dall’utilizzo delle botti di castagno a quelle di rovere di Slavonia, con tannini più dolci e meno aggressivi.

Nel 1974 iniziano le sperimentazioni per produrre un vino bianco toscano all’altezza del nome dell’azienda: viene impiantato il vigneto Valdigallo che alcuni anni dopo darà vita al Fabrizio Bianchi Chardonnay, vino di grande personalità, data dalla ricca mineralità e da una robusta spina acida che lo rende adatto anche ai lunghi invecchiamenti.

Nel 1981 è pronta la nuova cantina e pochi mesi dopo ecco la prima vendemmia di Nemo: un Cabernet Sauvignon in purezza, prodotto con uve provenienti dal vigneto Il Mulino. Il nome del vino non era stato scelto a caso, ma con la consapevolezza di aver realizzato un vino coraggioso, un vino che andava oltre le tradizioni del territorio del Chianti.


L’impresa della costruzione della cantina sotterranea

Era il 1986, quando con grande audacia e coraggio, si iniziano i lavori per la costruzione della galleria sotterranea. Mario Secci, Giotto Cicionesi e Romolo Bartalesi, che da tanti anni già lavoravano in azienda per la ristrutturazione dei casali, raccolgono la sfida: realizzare a mano 300 metri di galleria sotterranea per lo stoccaggio dei fusti di legno, utilizzando solo pietre di galestro di risulta dagli scassi dei vigneti, con la tecnica medievale delle centine in legno per dar forma ad un lunghissimo e suggestivo arco etrusco ribassato.

Nel 1992, sei anni dopo, l’opera è compiuta e ancora oggi il loro spirito e la loro forza vive nell’energia di questo capolavoro. Impresa “geniale” e audace al punto da esser “folle”, come avrà a definirla Antonio Boco (Gambero Rosso); un’impresa che esprime in tutta la sua forza il carattere e l’essenza dello spirito di Monsanto.


Nuova generazione, custode della tradizione: il momento di Laura Bianchi

Nel 1989 Laura, figlia di Fabrizio, inizia a lavorare in azienda e gradualmente impara dalla terra, dalle persone che la lavorano e da suo padre le meraviglie e le difficoltà del delicato processo che parte dalla cura dei vigneti e arriva fino alla produzione di un grande vino.

La grande forza di Laura è stata quella di trasformare le rivoluzioni di Fabrizio in solide tradizioni. Fermamente convinta che occorra proteggere e custodire con cura la memoria del passato e fare tesoro di tutto ciò che di buono è stato fatto – perchè solo dalla profonda consapevolezza del passato si costruisce un solido futuro – Laura continua il lavoro del padre con lo stesso amore per la terra , aggiungendo cura e meticolosa attenzione ad ogni dettaglio.

Dal 2001 Laura e Fabrizio decidono di avvalersi di un enologo, Andrea Giovannini. Da questa collaborazione nasce un forte sodalizio e una sinergia che spinge l’azienda ancora un passo avanti nel rafforzamento della propria identità.