Fare vini che rispecchiassero il terroir non è mai stata una scelta

Il Terroir

Il Terroir, termine nebuloso e intraducibile di origine francese, rappresenta l’insieme di molteplici caratteristiche: clima, altitudine, latitudine, suolo, aspetto e gradiente della vigna, tradizione e visione del viticoltore. Tutti questi fattori sommati fra loro rendono unico e irripetibile un vino.


Il legame col territorio

Fare vini che rispecchiassero il terroir non è mai stata una scelta per Castello di Monsanto, è parte della sua natura, fatta di rispetto, attaccamento alla propria identità e passione infinita.

La forte impronta territoriale, unita alle caratteristiche peculiari dell’annata, sono più di un marchio per i vini dell’azienda.


I suoli

Le molteplici zonazioni del Chianti Classico hanno evidenziato nella dorsale orientale, crinale collinare che scorre da Nord-Ovest a Sud-Est, un’alternanza di terreni chiari e marnosi, arenarie e vene argillo-sabbiose di puro galestro. Il galestro è una matrice sostanziale per le caratteristiche dei vini di Castello di Monsanto capace di donare finezza e longevità.

Il Galestro, roccia di natura scistosa, dona ai vini dell’azienda un carattere deciso e una considerevole profondità. Nella sua forma ghiaiosa superficiale dà la possibilità alle radici di penetrare tra le stratificazioni, traendone carica tannica e vibrante acidità; nella sua forma di Macigno Chiantigiano trattiene l’umidità in profondità e permette alle piante di sopportare i periodi più siccitosi.

Nel versante sud della proprietà la presenza di galestro è intervallata da una netta concentrazione di tufo, suolo più drenante e più sciolto, che nel tempo ha rilasciato fossili di epoca cretacea, a testimonianza della grande dinamicità geologica di questa zona.


Caratteristiche climatiche

La tenuta di Monsanto si trova su una terrazza dall’orizzonte aperto, affacciata sulla Valdelsa, viatico per i venti di Maestrale che giungono direttamente dal Tirreno per mitigare gli inverni e rinfrescare le estati. Il Sangiovese qui dà il meglio di sé ma si fa attendere già nella fase della maturazione, lunga, anzi lunghissima.

I venti, che soffiano costantemente su Monsanto riducono il rischio di gelate primaverili, aumentano la sanità dell’uva diminuendo l’umidità e creano escursioni termiche notte-giorno importanti per lo sviluppo degli aromi negli acini.

I vigneti, posti tra i 280 e 320 metri di altitudine, beneficiano di un microclima che permette al Sangiovese di maturare in maniera bilanciata e costante nella maggior parte delle annate, senza risentire di particolari anticipazioni date dal riscaldamento climatico globale.

La cintura verde che li racchiude è un vero e proprio polmone di biodiversità enzimatica, dove tutto è in perfetto equilibrio: questo genera un’armonia biologica indispensabile per le viti, affinché siano l’espressione più ricca e più pura dell’essenza del proprio terroir: Cipresso selvatico, Ginepro, Ginestra, Querce, Lauro, Erica e Corbezzolo sono le varietà peculiari di questa sottozona tipicamente mediterranea.