Ad occhi chiusi si avverte il respiro dell’intuizione che ha sedotto Fabrizio

Il Castello

Uno sguardo lontano protetto da un vicino confine: una fascia boschiva controllata dal presidio fiero e attento del Castello di Monsanto.

Bastano pochi passi verso la cima del Poggio per percepire l’energia che ha spinto Giuliana e Fabrizio Bianchi sin qui.

Da questo poggio generoso si respira un’aria fresca di correnti che giungono dal mare a mitigare una vegetazione varia e longeva.

Ad occhi chiusi si avverte il respiro dell’intuizione che ha sedotto Fabrizio e lo ha spinto a credere in questo territorio.


L’edificio principale

Maestoso e austero l’edificio principale risalente al 1740, osserva il panorama da una vista privilegiata che non incontra limiti in alcuna direzione. Intorno il giardino, dove le statue di figure femminili, mirano assorte il panorama che si gode dall’ampia terrazza, come a ricordare un’epoca che è passata, ma non del tutto.


La Vinsantaia

Intorno si snodano gli edifici minori, fra i quali la Vinsantaia, custode di preziosi tesori da attendere con pazienza. Sospesa nel silenzio dei caratelli che riposano uno sull’altro, con la luce che filtra timidamente tra le due porte – sempre aperte di giorno per favorire un flusso d’aria costante – è uno dei luoghi magici e simbolici del Castello.


L’anfiteatro

Più in là il sontuoso anfiteatro che abbraccia l’immenso giardino, è il luogo ideale per ospitare i visitatori nella degustazione dei vini del Castello di Monsanto.